La decisione del sindaco di revocare all’assessore Giselda Baratella le deleghe alle politiche sociali rappresenta un passaggio che conferma le profonde criticità emerse e più volte segnalate nella gestione di un settore tanto delicato quanto strategico per la comunità adriese. Ricordiamo che Baratella è stata scelta da Barbujani, che si è assunto la responsabilità di affidarle quelle deleghe.
Negli ultimi mesi la minoranza ha sempre più spesso sollevato domande e preoccupazioni riguardo all’efficacia dell’azione amministrativa nel campo del welfare locale da parte di Baratella. Tra i tanti episodi, quello più eclatante e drammatico è stato il caso di Pasquale Restuccia, la cui vicenda ha portato l’opinione pubblica ad interrogarsi sulle modalità con cui vengono garantiti i diritti e i servizi essenziali alle persone più fragili.
Indipendentemente dalle responsabilità giuridiche, la cui valutazione spetta alle sedi competenti, l’episodio ha mostrato in modo evidente la necessità di un approccio più attento, più competente e più tempestivo nelle politiche sociali. È apparso chiaro come il settore richieda una guida capace di affrontare situazioni complesse con sensibilità istituzionale, conoscenza normativa e capacità organizzativa. Per mesi Barbujani ha eluso e negato i problemi, così come per mesi non ha spiegato i motivi della defenestrazione della giovane Paccagnella, così come per mesi non ha saputo ristabilire l’equilibrio di genere in una giunta azzoppata. La lentezza dell’accentratore Barbujani, però, si scontra ormai sempre più clamorosamente con le emergenze amministrative di Adria. Perché il sindaco ci ha messo quasi cinque mesi per poi scegliere, alla fine, chi aveva da sempre sotto gli occhi? E perché proprio adesso? Forse perché solo così ora è riuscito a combinare il ripristino dei numeri della giunta con la sua necessità di contenere la possibile richiesta di dimissioni di Baratella da parte della minoranza, togliendole le deleghe al sociale. Così facendo, però, il sindaco l’ha sfiduciata, perché le ha tolto l’ incarico più importante, riconoscendo la sua inadeguatezza. Meglio tardi che mai.
Ma un’assessora che ha perso una delega importante e che da tempo — è noto — vede le proprie capacità amministrative messe in discussione dalla stessa maggioranza, come può svolgere con credibilità le poche funzioni che le restano?
Non ci resta che sperare che il nuovo assessore Manzetto sappia imprimere un cambiamento positivo, ripristinando fiducia, trasparenza e capacità di intervento in un settore che rappresenta il cuore della coesione sociale di Adria.
È necessario dare priorità alle persone, alle loro necessità e ai loro diritti, affinché vicende dolorose come quella del signor Restuccia non accadano più.