Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di trivellazioni nel Polesine, riaprendo una ferita che questo territorio conosce fin troppo bene. Un tema che da anni mobilita comitati, associazioni e cittadini, protagonisti di manifestazioni e iniziative fondamentali per tenere alta l’attenzione su una minaccia che il Polesine ha sempre respinto con forza.

Le manifestazioni sono gesti efficaci e democratici molto importanti. Ogni presidio, ogni corteo, ogni azione pubblica è legittima e necessaria per ribadire un chiaro e netto NO alle trivelle. Ma oggi non basta più. Alla mobilitazione civile deve seguire una risposta politica all’altezza, fatta di atti concreti, impegni formali e scelte vincolanti.

Ed è qui che emergono tutte le responsabilità di chi governa.

Il sindaco Barbujani ama presentarsi come difensore del territorio, ma guida ad Adria una giunta di centrodestra. Di centrodestra è la Regione Veneto. Di centrodestra è il Governo nazionale. Sono gli stessi livelli istituzionali che, ciclicamente, continuano a riproporre l’ipotesi di trivellare il nostro territorio.

A tre anni dall’ultima grande mobilitazione, il Polesine è ancora esposto allo stesso rischio. Non per mancanza di partecipazione dei cittadini, ma per l’assenza totale di atti politici risolutivi.

Quali impegni scritti ha preteso Barbujani dai suoi referenti parlamentari e governativi?

Quale iniziativa legislativa ha sostenuto per chiudere definitivamente la vergognosa pagina delle estrazioni ad Adria e negli altri comuni polesani?

Ad oggi, nessuna risposta concreta è arrivata.

Sostenere le manifestazioni è doveroso. Ma se a questo non segue il coraggio di mettere in discussione i propri alleati politici, tutto rischia di trasformarsi in una rassicurazione di facciata, buona per i comunicati ma inutile per la tutela del territorio.

I cittadini e i comitati hanno già fatto, e continuano a fare, la loro parte.

Ora tocca alla politica dimostrare coerenza e determinazione.

Se Barbujani vuole davvero essere credibile, deve smettere di limitarsi ai gesti simbolici e iniziare a pretendere risposte dai suoi amici politici di riferimento, anche a costo di scontri scomodi.

Il Polesine non ha bisogno di parole di circostanza.

Ha bisogno di scelte chiare, scritte nero su bianco, e difese fino in fondo.

Il Direttivo del Movimento Civico

Impegno per il Bene Comune