Il consiglio comunale dovrebbe essere il luogo per eccellenza del confronto politico: uno spazio in cui le idee si scontrano, si raffinano e, possibilmente, producono visioni utili alla comunità. Proprio per questo, lascia quantomeno perplessi assistere all’intervento del consigliere comunale e provinciale Franzoso Matteo che, dopo due anni e mezzo di silenziosa osservazione dell’amministrazione Barbuiani, ha deciso di rompere il ghiaccio con un invito tanto originale quanto istituzionalmente discutibile: suggerire alla minoranza, in particolare alle forze riconducibili a IBC e PD, di “andare ad abitare altrove” qualora non condividano l’operato della governance cittadina.
Una posizione curiosa, che sembra introdurre un nuovo principio politico: il diritto di critica subordinato al cambio di residenza. A questo punto, viene spontaneo chiedersi se il dissenso debba essere accompagnato da un trasloco o se basti, più semplicemente, esercitare il proprio ruolo democratico.
Al consigliere Franzoso, riemerso da un lungo e meditativo letargo politico, suggeriamo piuttosto di familiarizzare con le dinamiche basilari della vita istituzionale: la minoranza non solo ha il diritto, ma anche il dovere di vigilare sull’operato della maggioranza, avanzare proposte e stimolare il dibattito. Sempre che, naturalmente, dall’altra parte vi sia la volontà di ascoltare, anziché quella, meno nobile, di comprimere gli spazi di parola, magari attraverso revisioni regolamentari che dimezzano i tempi di intervento.
Quanto alla parentesi poetica esibita in aula, apprezzabile lo sforzo creativo quasi artefatto, meno la sostanza politica: se l’obiettivo era elevare il dibattito, il risultato è stato più vicino all’esercizio di stile che a un contributo concreto. La poesia, del resto, è arte raffinata, ma non può sostituire il confronto democratico, né tantomeno diventare veicolo di inviti poco eleganti.
Noi, nel frattempo, restiamo. Qui. Vigili, presenti e, nonostante tutto, anche pronti ad ascoltare. Purché il confronto torni ad essere quello che dovrebbe: politico, serio e, perché no, anche un po’ meno teatrale.
Non meno rilevanti, sul piano politico e istituzionale, risultano le dichiarazioni della consigliera Emanuela Beltrame, esponente della maggioranza Barbuiani che ha lasciato intendere come la natura della petizione possa essere ricondotta alla tutela dell’interesse di un singolo soggetto.
Si tratta di un’affermazione che merita un chiarimento puntuale, perché rischia di svilire il significato stesso della partecipazione civica. Una petizione, per sua natura, rappresenta uno strumento collettivo, espressione di un’esigenza diffusa e di una volontà condivisa. Ridurla a iniziativa riconducibile a un interesse individuale non solo appare politicamente riduttivo, ma finisce anche per risultare poco rispettoso nei confronti di tutti quei cittadini che, in modo libero e consapevole, hanno deciso di attivarsi.
Il coinvolgimento civico non può essere interpretato in chiave sospettosa o ridimensionato attraverso letture semplicistiche: al contrario, dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato come elemento fondamentale di una comunità democratica viva e partecipe.
Per questo motivo, riteniamo che simili dichiarazioni non contribuiscano a rafforzare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, ma rischino invece di incrinarlo, delegittimando un’iniziativa che nasce dal basso e che merita, quantomeno, rispetto e ascolto.
I Consiglieri del Movimento Civico

Impegno per il Bene Comune