Avevo scelto di non tornare su quanto accaduto nell’ultimo Consiglio comunale, perché non mi appartiene trasformare ogni episodio in una lamentela. Ma dopo aver letto l’intervento di Barbujani, che prende le difese del presidente Sandri attraverso una lettura personale e, a mio avviso, errata del regolamento, ritengo necessario ristabilire alcuni fatti.

 

La maggioranza dimostra di conoscere poco proprio quel regolamento che ha avuto la presunzione di modificare. L’unico obiettivo perseguito è stato ridurre drasticamente i tempi di intervento dei consiglieri.

 

Quando ho fatto notare che, a mio parere, il Presidente non poteva intervenire per fatto personale, la risposta è stata: «Vabbè, me lo sono inventato io adesso, va bene?». Una frase che, da sola, dice molto. E fortunatamente il video è pubblico.

 

Prima dell’espulsione ho scelto di uscire momentaneamente dall’aula (cosa non vietata dal regolamento) di fronte all’ennesima applicazione a senso unico del regolamento. Il fatto personale è stato concesso a tutti, tranne che a me, nonostante avessi motivato la richiesta. Anche la mozione d’ordine da me presentata non è stata accolta.

 

La mia espulsione è arrivata dopo l’ennesimo intervento fuori tema di un consigliere di maggioranza, che il Presidente avrebbe dovuto interrompere immediatamente. Curioso che chi richiama continuamente efficienza e snellezza sia poi il primo a divagare su questioni estranee ai punti all’ordine del giorno.

 

Il Sindaco, inoltre, cita impropriamente l’art. 38 del TUEL, che, tra le varie cose, richiama l’utilità delle commissioni consiliari permanenti (che proprio questa maggioranza ha scelto di non istituire) che non concede il potere al Presidente di espellere in quel modo un consigliere. Eppure avevamo avanzato una proposta chiara: accettare persino un’ulteriore riduzione dei tempi di intervento in cambio dell’obbligo di istituire le commissioni.

 

La maggioranza ha votato contro.

 

Ed è qui il punto politico. La questione non era rendere più efficiente il Consiglio, ma comprimere gli spazi di confronto e limitare la voce della minoranza. Chi ci chiede di portare in Consiglio problemi che riguardano sanità, ambiente, viabilità o scuola sappia che, con le modifiche introdotte, sarà sempre più difficile affrontare seriamente questioni di tale importanza.

 

Sono stato espulso per la frase «è come Moreno», pronunciata tra me e me a microfono spento. Curiosamente, invece, alcuni trovarono divertente la battuta «magari che sbrisasse con la testa Bonato» e nessun richiamo venne fatto a chi invitò i consiglieri di minoranza di IBC E PD ad andarsene dalla città (le scuse le stiamo ancora aspettando).

 

Due pesi e due misure. Ed è questo il problema.

 

Perché quando le regole vengono applicate in maniera diversa a seconda delle persone e delle convenienze, non è in discussione un singolo consigliere, ma la credibilità delle istituzioni e il rispetto dovuto ai cittadini.

 

Di fronte alla prepotenza e a chi vuole esercitare il proprio potere con forza e comando non mi piegherò mai.

 

Il Consigliere del Movimento Civico Impegno per il Bene Comune

Enrico Bonato