Il violento temporale che ha colpito Adria ha provocato allagamenti, alberi abbattuti, interruzioni della viabilità e danni a numerose abitazioni e attività. È l’ennesimo episodio che ripropone una domanda ormai inevitabile: la città si sta preparando ad affrontare eventi meteorologici sempre più intensi oppure continua a limitarsi alla gestione dell’emergenza?
Come sottolinea Enrico Bonato, capogruppo di Impegno per il Bene Comune, ridurre il dibattito alla pulizia di tombini e caditoie rischia di essere fuorviante. La manutenzione ordinaria è necessaria, ma non può risolvere un problema che ha cause strutturali. La rete fognaria è stata progettata decenni fa, quando il territorio era meno urbanizzato e le precipitazioni avevano caratteristiche molto diverse da quelle attuali. Oggi, in pochi minuti, si concentrano quantità d’acqua che mettono inevitabilmente in crisi un sistema nato per altri scenari.
Dopo gli allagamenti del novembre 2022 era stato avviato un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti nella gestione delle acque con l’obiettivo di iniziare un percorso finalizzato al miglioramento della sicurezza idraulica. Tra le priorità individuate figuravano la protezione degli impianti di sollevamento, il completamento del Piano delle Acque (che secondo ATO acque per Adria doveva essere finalizzato nel 2023) e la progettazione delle opere necessarie (es: vasche di laminazione).
Dopo 3 anni di amministrazione Barbujani, la città non ha più ricevuto aggiornamenti. Impegno per il Bene Comune ha più volte sollecitato chiarimenti in Consiglio comunale, senza ottenere risposte che consentano ai cittadini di capire se e quando gli interventi previsti verranno realizzati.
Su questo punto è inevitabile chiamare in causa Federico Simoni, che oltre a essere vicesindaco di Adria è anche presidente di ATO Polesine, l’ente che esercita il controllo su Acquevenete. Chi ricopre questi incarichi ha il dovere di aggiornare la città sullo stato del Piano delle Acque, sugli interventi programmati, sui finanziamenti disponibili e sul relativo cronoprogramma. Perché senza una programmazione chiara e verificabile il rischio è di continuare a rincorrere ogni emergenza senza affrontarne le cause.
La differenza tra amministrare e inseguire gli eventi sta proprio qui. La gestione dell’emergenza è inevitabile quando un temporale eccezionale colpisce il territorio; la programmazione serve invece a ridurre, nel tempo, gli effetti di quegli eventi. Se dopo quattro anni siamo ancora a discutere degli stessi problemi senza conoscere lo stato di avanzamento delle soluzioni annunciate, significa che qualcosa non sta funzionando.
Adria ha bisogno di una pianificazione di medio e lungo periodo, accompagnata da un cronoprogramma pubblico e verificabile. I cittadini non chiedono che gli eventi estremi vengano evitati, ma che l’amministrazione dimostri di avere una strategia per limitarne le conseguenze. È su questo che oggi si misura la capacità di governo di un territorio
Enrico Bonato
Consigliere del Movimento Civico
Impegno per il Bene Comune
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